alluminio primario e secondario

Alluminio primario e secondario: riciclo dei rottami e sfide per l'Europa

Oggi l'Europa ha un fabbisogno di circa otto milioni di tonnellate l'anno di alluminio primario, su un uso totale di metallo grezzo – comprendendo quello da riciclo – di poco oltre 13,5 milioni di tonnellate. È questo un tema di grande peso, perché negli ultimi anni l'UE ha perso il 65% della capacità produttiva interna di alluminio primario, scesa a circa 950.000 tonnellate l'anno.

È vero che i tassi di recupero e riciclo dei rottami di alluminio sono in significativa crescita, ma pur massimizzando il recupero del rottame a fine vita – la frazione più difficile da raccogliere – si riuscirebbe a soddisfare solo circa il 60% della domanda mondiale di metallo leggero, stimata complessivamente in crescita del 40-50% entro il 2050.

I meccanismi di trading dell'alluminio in UE sono da sempre una materia molto delicata. Resta aperta la questione, dibattuta da decenni, sulla permanenza dei dazi in UE all'import del metallo grezzo, una scelta tariffaria di altri tempi richiamata ripetutamente all'attenzione dei decisori politici a Bruxelles come esempio di scelta avversa alle reali esigenze del mercato. A questa si affianca oggi con grande urgenza la questione complementare della difesa della materia prima secondaria, ovvero i rottami di alluminio.

Il ruolo del metallo secondario in alluminio e la difesa dei rottami europei

Di questi temi si è discusso recentemente in un incontro presso la DG Trade della Commissione Europea a Bruxelles, al quale ha partecipato Maurizio Sala, vicepresidente di Amafond e di FACE, Federation of Aluminium Consumers in Europe.

«Ritengo che l'incontro a Bruxelles sia stato un importante momento di confronto e di dimostrazione di solidità dell'industria europea dell'alluminio, rappresentata da più associazioni industriali del segmento. Eravamo lì per discutere sull'unica fonte di materia prima alluminio, ma secondaria per origini, di cui disponiamo in pratica in Europa, i rottami di metallo leggero, e per tenerne sotto controllo l'uscita dal vecchio continente verso varie aree, una vera e propria perdita di risorse cresciuta di intensità negli ultimi anni».

Il metallo secondario in alluminio rappresenta in realtà una grande ricchezza e opportunità. Il suo riutilizzo richiede solo il 5% dell'energia necessaria alla produzione di primario e non determina oneri rilevanti sul fronte ambientale. «Quello che dobbiamo fare è raccogliere il rottame, recuperarlo e riportarlo, con adeguate tecnologie sempre più efficaci ed innovative, ad essere la base di applicazioni come grezzo e leghe. Parliamo quindi non di un "rottame" in senso limitativo, ma di un materiale già utilizzato in varie forme e impieghi, e da riportare dopo l'impiego alle originali qualità metallurgiche: merce preziosa che va mantenuta nel circuito industriale in cui era stata immessa. Per questo sono oggi indispensabili rapide ed adeguate misure tariffarie per mantenere sotto controllo l'emorragia da export dei preziosi rottami di alluminio».

La concorrenza extraeuropea sui rottami e l'attenzione di Bruxelles

Il sistema industriale di recupero e riciclo dei rottami di alluminio in Europa è ritenuto di buona efficienza complessiva, con alcune centinaia tra refiners e remelters, principalmente in Germania, Italia, Francia, Regno Unito, Polonia, Spagna e Austria. Tuttavia, la forte concorrenza da parte di diversi Paesi extra-europei – tra i più aggressivi Cina, India, Pakistan, Corea, Hong Kong e Taiwan, che rappresentano circa il 70% degli importatori di rottami dall'UE – costituisce un elemento di seria preoccupazione, tanto più considerando il forte ricorso europeo all'import di alluminio primario grezzo.

Sul fronte della risposta istituzionale, Sala ha espresso una valutazione positiva dell'incontro: «Dal punto di vista tecnico, c'è stato molto interesse da parte della Commissione, in primo luogo ad entrare nei maggiori dettagli, al di là della evidente portata economica ed industriale del problema. Si è dato spazio alle questioni tecniche di base, come individuazione e precisa distinzione tra i diversi tipi di rottami, da quelli di bassa qualità a quelli più nobili come i profili e le lamiere».

Restano comunque sul tavolo molte altre questioni che pesano sull'industria: ETS, CBAM, costi energetici tra i più alti al mondo e l'extra costo tariffario sul primario, importato per circa l'85% del fabbisogno.

Conclude Sala: «Ritengo che attenzione e investimenti sul recupero e riciclo dell'alluminio costituiscano una realtà necessaria e prioritaria, e ho l'impressione che i decisori di Bruxelles abbiano ben recepito le nostre osservazioni. Il nostro messaggio è stato che esportando rottami di alluminio non cediamo solo metallo, ma energia e una materia prima di cui non disponiamo come da fabbisogno; tutto questo nel contesto di un sistema alluminio in Europa che ha storia, cultura, esperienza e conoscenza alle spalle. Gli investimenti sul recupero e riciclo di alluminio saranno un'opportunità da seguire con grande attenzione».

 

Fonte: A&L Aluminium Alloys Pressure Diecasting Foundry Techniques