transizione ecologica delle fonderie

La transizione ecologica delle fonderie: il Made Green in Italy

Le fonderie non possono più rinviare l’adozione di un sistema di contabilità ambientale. Assofond ha sviluppato degli strumenti per facilitare il percorso e la transizione ecologica delle fonderie.  

L’Unione Europea vede nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio ed efficiente dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse il potenziale per innescare una nuova “rivoluzione industriale” e per sprigionare capacità inedite sul fronte dell’innovazione, dell’occupazione e della competitività globale. È l’unico modo per evitare che nei prossimi trent’anni l’Europa diventi un’economia marginale rispetto a Stati Uniti, Cina e India. Il vantaggio tecnologico che ha caratterizzato gli Stati Europei e gli USA negli anni’80 e ’90 si è ormai praticamente azzerato a favore dei Paesi asiatici ma con la differenza che questi detengono ancora un costo del lavoro molto basso e un notevole controllo su alcune fonti di materie prime essenziali.  

Questo mix di elementi può essere deleterio per la competitività dell’area Euro e vi può essere il rischio di un lento processo di marginalizzazione nel mercato mondiale, a meno di non essere in grado di dare per primi una risposta alla più grande sfida del nostro secolo: quella di dettare dei principi guida per affrontare il riscaldamento globale. 

Le fonderie e la transizione ecologica: la tassonomia europea e la finanza sostenibile  

È noto a tutti che il processo di transizione richiede un ingente ammontare di investimenti per essere realizzato ed è altrettanto evidente che non tutti gli investimenti sono sostenibili e possono contribuire alla transizione ecologica. Ve ne sono alcuni, come quelli in energie rinnovabili, che sono centrali in questo processo, mentre altri possono rappresentare un vero e proprio “rallentamento” del processo, come tutti quelli dei settori “petrolio e carbone”.  

Poiché ogni investimento richiede una sua fonte di finanziamento e nel caso di quelli a supporto della transizione ecologica vi sono anche importanti fonti di finanziamento pubbliche, si è reso necessario definire con precisione quali investimenti dovessero essere definiti “sostenibili” e quindi supportati con soldi pubblici o tassi di interesse agevolati e quali dovessero essere invece esclusi da queste agevolazioni o perlomeno avere una minore intensità di aiuto.  

Dopo un lungo processo di elaborazione e discussione, la Commissione Europea ha varato il Regolamento UE 852/2020 sugli investimenti ecosostenibili, dove ha introdotto due elementi primari: 

1. la tassonomia degli investimenti che forniscono un “contributo sostanziale alla transizione ecologica”: sono quelli che avranno le maggiori agevolazioni, ma anche quelli per i quali occorrono delle verifiche più stringenti sugli impatti ambientali; 

2. le regole che devono essere applicate agli investimenti che non sono inclusi nella tassonomia, ai quali si deve applicare il Principio del “Do Not Significant Harm” (DNSH), ovvero l’idea che un investimento non deve “arrecare danno significativo all’ambiente” in tutto il suo ciclo di vita. 

L’ottica nel quale si configura la tassonomia è quella della trasparenza nella comunicazione verso gli investitori. Si pensi a un investitore del mercato azionario che vuole sapere se le attività nelle quali investe siano “green” oppure no, in modo da orientare le sue scelte di portafoglio: la sua necessità è quella di avere delle chiare indicazioni su quali investimenti possano avere il requisito della sostenibilità per decidere se investire in essi o meno. Questo non significa, sia ben chiaro, che qualsiasi altro investimento normale o addirittura contrario alla transizione ecologica non possa essere finanziato, ma solo che potrebbero essere esclusi dai portafogli per scelta degli stessi investitori, in quanto non vogliono mettere i propri soldi su questi asset. 

L’impatto della tassonomia sul settore delle fonderie per la transizione ecologica 

Come può riguardare le fonderie questo nuovo Regolamento? La maggior parte delle fonderie sono PMI e non sono oggetto di investimenti istituzionali né ricorrono all’emissione di bond per finanziarsi, per i quali si potrebbero applicare le regole dei “green bond”, che sono strettamente connesse alla tassonomia sulla finanza sostenibile. Tuttavia, vi sono due elementi che riguardano direttamente le fonderie

1. tra gli investitori “istituzionali” vi è anche lo Stato: ne consegue che, dal 2022 in avanti, qualunque bando che offra finanziamenti alle imprese, ivi inclusi quelli del PNRR, devono soggiacere alle regole della tassonomia o perlomeno rispettare il principio DNSH; 

2. le banche sono esse stesse investitori e, ogni volta che concedono alle imprese un affidamento o un mutuo per un investimento, vogliono che siano rispettati sempre di più la tassonomia e il principio DNSH. 

Mentre per i bandi pubblici il rispetto del principio DNSH e delle altre regole per la tassonomia è diventato un obbligo imprescindibile dalla primavera del 2022, le banche sono solo all’inizio di questo processo e applicheranno le regole della tassonomia con gradualità nell’arco dei prossimi anni. Ma è un processo che diventerà sempre più stringente fino a diventare obbligatorio. Ne consegue che progressivamente le fonderie dovranno dimostrare sempre di più la loro sostenibilità mediante strumenti misurabili. 

Cosa significa rispettare il principio DNSH dal punto di vista operativo?  
Possiamo provare a spiegarlo con un esempio semplice. Si ipotizzi che una fonderia sostituisca un forno a induzione vecchio con uno più recente e che per questa operazione l’impresa partecipi a un bando pubblico che finanzia il 20% dell’investimento (ad esempio i “contratti di sviluppo”) o chieda altre agevolazioni. In questo caso deve dimostrare che ha rispettato il principio DNSH, ovvero che il nuovo forno non arreca impatti ambientali maggiori di quello precedente. Se, sempre per proseguire con l’esempio, il nuovo forno è più efficiente, ovvero usa il 10% di energia in meno per produrre gli stessi getti, allora il principio DNSH è molto probabile che venga rispettato. Ma come si dimostra che è stato rispettato? Facendo una misurazione degli impatti ambientali di un getto di fusione prima e dopo il nuovo impianto e dimostrando che il nuovo impianto impatta di meno. 

 

Fonte: In Fonderia – ll magazine dell’industria fusoria italiana