redditività settore fonderie

La redditività del settore delle fonderie: margini in caduta libera nel 2024

Il 2024 si è rivelato un anno di significative sfide per l'industria italiana della fonderia, segnato da un quadro economico molto deteriorato rispetto all'anno precedente. L'analisi dei bilanci condotta dal Centro Studi Assofond su un campione aggregato di 183 aziende evidenzia risultati economici in forte peggioramento, dominati da una profonda erosione della redditività del settore fonderie operativa e complessiva.

Redditività del settore fonderie ai minimi storici

La domanda di mercato ha registrato un calo significativo, con una flessione del -11% sul 2023, aggravando la perdita già registrata nell'anno precedente. Le fonderie dimensionalmente più grandi (-11,2%) e le PMI (-10,8%) hanno sperimentato dinamiche simili. Questa contrazione ha avuto un impatto diretto sulla capacità di generare profitto.

La redditività complessiva (ROE – Return on Equity) è crollata all'1,6%, il valore più basso degli ultimi sei anni, segnando un tonfo di quasi l'80% rispetto al 7,8% del 2023. La redditività connessa alla sola gestione caratteristica (ROI – Return on Investment) non è stata sufficiente a sostenere il ROE, attestandosi anch'essa sui valori minimi degli ultimi sei anni, pari al 2,8%. Il ROI ha registrato una perdita del -58,9% sul 2023.

La marginalità sotto pressione: il peso dei costi fissi nella gestione dei costi delle fonderie

Il cuore della crisi risiede nella redditività della gestione caratteristica, che è stata notevolmente compressa. La marginalità delle vendite (ROS) si è assottigliata al 2,3%, in calo del -55,0% sull'anno precedente, e si posiziona poco al di sotto del ROI (2,8%). Il profitto caratteristico (ROS) è risultato più elevato nelle fonderie medio-piccole (2,7%) rispetto a quelle più grandi (1,9%).

Il reddito operativo delle fonderie è risultato fortemente ridimensionato, registrando una flessione del -59,9% rispetto all'anno precedente. Nonostante le imprese del settore siano riuscite a recuperare sui costi delle materie prime, portando il valore aggiunto in crescita al 30,6% dei ricavi, il contraccolpo si è manifestato chiaramente sulla dinamica dell'EBITDA. Quest'ultimo è in forte contrazione rispetto al 2023 (-20,7%) e si riduce all'8,8% dei ricavi, registrando un nuovo minimo assoluto negli ultimi sei anni.

La perdita di marginalità è imputabile soprattutto alla difficoltà di assorbire i costi semifissi o fissi, quali i costi del personale e gli ammortamenti. L'impatto del costo del personale sui ricavi è cresciuto significativamente, raggiungendo il 21,8% (+14,1%). Questa dinamica evidenzia quanto la gestione dei costi in fonderia sia diventata critica in un contesto di domanda calante.

Comparti a confronto: fonderie di metalli ferrosi in forte sofferenza

L'analisi per singolo comparto mostra dinamiche molto diversificate in termini di marginalità e ricavi.

Le fonderie di ghisa sono quelle che hanno registrato l'arretramento maggiore sui ricavi, pari al -20,8% sul 2023. A livello aggregato, l'utile è risultato in perdita (-16 milioni di euro), portando il ROE a un dato negativo: -1,9%. La redditività della gestione caratteristica (ROS e ROI) è risultata nulla (0,0%). Le grandi fonderie di ghisa sono state colpite più duramente, registrando un ROE del -3,9% e un ROI negativo (-0,3%).

Anche le fonderie di acciaio hanno subito una forte contrazione dei ricavi (-12,4%). La redditività complessiva (ROE) si è dimezzata, attestandosi al 2,6%. In questo settore si evidenzia una netta differenza dimensionale: le grandi aziende hanno registrato ROE e ROI negativi (rispettivamente -0,6% e -0,7%), mentre le PMI hanno mantenuto una redditività operativa più solida (ROI al 4,1%).

Nel comparto delle fonderie di alluminio la flessione dei ricavi è stata più contenuta (-5,1%). Tuttavia, la redditività complessiva (ROE) è scesa al 3,6%. Sebbene la redditività caratteristica (ROI al 4,6%) fosse superiore al ROE, il rapporto EBITDA su ricavi ha toccato il minimo storico degli ultimi sei anni (10,7%).

Le fonderie di zinco mostrano una performance notevolmente superiore, con un ROS del 9,2% e un ROE del 13,0%. Quelle che realizzano getti in superleghe, pur registrando valori alti di EBITDA in termini assoluti (33,2%), hanno mostrato però un reddito operativo negativo, con un ROS del -0,5% e un ROE del -2,6%.

Situazione finanziaria e solidità patrimoniale: il quadro resta positivo, ma fino a quando?

Nonostante la compressione dei margini, le fonderie hanno saputo difendere la propria liquidità e mantenere un quadro finanziario più che solido. Il rischio finanziario complessivo si è attenuato, con il rapporto Debito/Equity (D/E) pari a 1,05 punti, indicando quasi parità tra capitali di debito e di rischio. La posizione finanziaria netta (PFN) si consolida su una posizione creditoria (0,59 punti) già presente dall'anno precedente.

Le fonderie hanno saputo gestire il capitale circolante netto, riducendo l'indebitamento verso i fornitori e, in alcuni comparti come la ghisa, accelerando gli incassi e rallentando i pagamenti (l'avanzo finanziario medio è di 9,4 giorni).

Un segnale d'allarme arriva tuttavia dall'aumento degli oneri finanziari. Il costo del debito (ROD) per le fonderie italiane è salito all'1,9%, e gli oneri finanziari in rapporto all'EBITDA sono balzati al 12,9% nel 2024 (erano al 4,0% nel 2021). Questo aumento è dovuto all'incremento dei tassi interbancari e ai margini economici ristretti. I comparti delle fonderie di ghisa (19,9%) e superleghe (16,9%) sono i più esposti a questo impatto.

La nota più sorprendente riguarda la solidità patrimoniale, che continua a rafforzarsi. Il tasso di capitalizzazione (misura della copertura dei capitali di rischio sul totale del capitale investito) ha raggiunto il nuovo massimo degli ultimi sei anni, pari al 48,7%. Le PMI in particolare si sono rafforzate in modo significativo, raggiungendo il 49,2%.

Questo rafforzamento è in parte guidato da un aumento generalizzato delle riserve (il 72% delle fonderie effettua nuovi accantonamenti), ma il dato non è da considerarsi in effetti positivo: in molti casi si tratta infatti di accantonamenti non volontari per coprire le perdite conseguite (l'80% delle fonderie ha diminuito gli utili portati a nuovo).

Il comparto delle fonderie di acciaio si conferma il più capitalizzato del settore, con un tasso del 54,9% (con le PMI che raggiungono addirittura il 60,8%). Nonostante il quadro negativo della domanda, che ha portato al calo dei crediti commerciali (-13,8%), il settore non ha smesso di investire: gli investimenti strumentali sono infatti cresciuti del +1,9% sul 2023.

In conclusione, con i margini operativi così schiacciati dal calo dei ricavi e dal mancato assorbimento dei costi fissi – un fenomeno che ha reso la ghisa il comparto più critico con ROI nullo – la resilienza strutturale e la forte capitalizzazione del settore rischiano di non essere più sufficienti per superare indenni cicli congiunturali avversi come quello in corso. La redditività del settore fonderie e la marginalità delle fonderie italiane sono sotto pressione come mai negli ultimi anni, rendendo urgente un intervento sistemico sulla gestione dei costi in fonderia e sulle condizioni competitive del mercato.

 

Fonte: In Fonderia – Il magazine dell'industria fusoria italiana