competitività fonderie italiane

Competitività delle fonderie italiane: investimenti, sfide e prospettive future

Analizzare il posizionamento competitivo statico e dinamico dell'industria di fonderia italiana rispetto a settori manifatturieri collaterali o affini permette di capire meglio come le fonderie stiano affrontando le grandi trasformazioni in corso nelle filiere economico-industriali globali.

Le fonderie sono allineate alla media della manifattura italiana per VA% (Valore Aggiunto percentuale), con un MOL% (Margine Operativo Lordo percentuale) solo leggermente inferiore. Tuttavia, crescono meno in VA%, segno di una struttura di valore più stabile, ma mostrano una maggiore crescita nella marginalità operativa, segnalando nel periodo indagato (2008-2022) buone capacità di controllo costi e l’effettiva efficienza operativa delle fonderie.

Posizionamento rispetto ai settori affini

Il confronto con i settori affini "a monte" (metallurgia e siderurgia) è particolarmente favorevole. Le fonderie sono nettamente superiori per VA% (24,3% contro il 16,1% della metallurgia e il 17,0% della siderurgia). Pur avendo un MOL% intermedio, la crescita del MOL% è stata più rapida (+4,34% di CAGR), indicando un miglioramento più veloce della redditività del settore fonderia, pur partendo da valori inizialmente inferiori. Questo suggerisce che le fonderie si stanno distinguendo dai settori metallurgici di base in termini di efficienza e posizionamento economico.

Nel confronto con i principali settori committenti (mezzi di trasporto, elettrodomestici, meccanica), le fonderie occupano una posizione intermedia. Sono più efficienti rispetto a elettrodomestici e mezzi di trasporto sia in termini di VA% sia di MOL%, ma meno performanti rispetto agli altri mezzi di trasporto (aerospazio, ferroviario, nautica) e alla meccanica per VA%. La crescita del MOL% delle fonderie è superiore a quella della meccanica e vicina a quella degli elettrodomestici.

Investimenti: domina la cautela

Gli investimenti lordi in beni materiali mostrano un quadro di cautela. Nel lungo periodo (2008-2022), gli investimenti totali sono diminuiti del 32% (da 425 a 289 milioni di euro), con un CAGR negativo (-2,7%). I livelli del 2022 rimangono ben al di sotto di quelli pre-crisi.

I ferrosi hanno registrato un calo più marcato (-41%, CAGR -3,7%), perdendo peso strategico negli investimenti, mentre i non ferrosi si sono dimostrati più resilienti (-24%, CAGR -2,0%), aumentando la loro quota sul totale.

Anche nel breve periodo (2018-2022), gli investimenti totali sono scesi del 6%, con un CAGR negativo del -1,6%. I non ferrosi mantengono un ruolo prevalente (circa il 60% del totale), sebbene con andamenti più volatili. Questa resilienza dei non ferrosi è in linea con le tendenze tecnologiche attuali dei principali settori committenti, come:

  • Elettrificazione dei veicoli;
  • Utilizzo di materiali più leggeri;
  • Transizione green.

L'incidenza degli investimenti sul fatturato è in calo in tutti i comparti (dal 5,2% al 3,7% nel totale), indicando una minore intensità di investimento in rapporto ai ricavi. Anche qui, i ferrosi mostrano il calo più marcato, mentre i non ferrosi mantengono un profilo più costante.

Ciò nonostante, nel 2022 le fonderie mantengono un livello di investimenti percentuale (3,8%) competitivo rispetto alla media manifatturiera e ai settori a monte. Tuttavia, il CAGR negativo (-2,3%) indica una mancata transizione verso settori in espansione come la meccanica, che si mostra in crescita (+1,8% CAGR), evidenziando un posizionamento intermedio: più resilienti rispetto ai settori base, ma non allineate all'evoluzione dei committenti più dinamici.

Il nodo dei costi degli input produttivi

L'analisi della struttura dei costi conferma quanto il settore fonderie sia caratterizzato da una forte esposizione ai prezzi delle materie prime e dell'energia, con differenze significative tra comparto ferroso e non ferroso.

Fonderie di metalli ferrosi:

  • Incidenza materie prime: 41-43% del fatturato, cresciuta per dinamiche inflattive;
  • Costi energetici e servizi: circa 30%, confermando la natura fortemente energivora del comparto legata alla fusione e ai trattamenti termici;
  • Costo del lavoro: 19-20% stabile;
  • La somma di energia e lavoro supera spesso la metà del fatturato, evidenziando la rigidità della struttura dei costi.

Fonderie di metalli non ferrosi:

  • Materie prime: 48% del fatturato medio, con picchi del 52% negli anni recenti, rendendo il comparto estremamente sensibile alla volatilità dei prezzi di metalli come alluminio e rame;
  • Costi energetici: 24-25%, inferiori rispetto ai ferrosi ma significativi;
  • Costo del lavoro: tendenza al ribasso dal 17% al 14%.

L'evoluzione del costo del lavoro

Uno sguardo più approfondito all'evoluzione del costo del lavoro mostra dinamiche contrastanti. Tra il 2008 e il 2022:

  • Ferrosi: riduzione della spesa complessiva del 14%;
  • Non ferrosi: calo del 21,5%;
  • Composizione interna (70% salari, 30% contributi) rimasta pressoché stabile, con lieve aumento della quota contributiva nei ferrosi.

Questo andamento riflette un cuneo fiscale implicito che, nel periodo analizzato, non ha mostrato segnali di riduzione. Un vincolo strutturale che continua a pesare sulla competitività delle fonderie italiane, soprattutto nei comparti a bassa marginalità e alta intensità di lavoro.

Nel complesso, i dati mettono in evidenza due elementi centrali che impatteranno sul futuro delle imprese, uno endogeno e uno esogeno:

  • Urgenza di attuare strategie di efficientamento energetico e di approvvigionamento sicuro delle materie prime;
  • Necessità di un intervento strutturale sul costo del lavoro, attraverso misure di riduzione del cuneo fiscale.

Solo così sarà possibile liberare risorse per nuovi investimenti e migliorare la competitività delle fonderie italiane che già oggi operano con margini compressi e forte esposizione alla concorrenza internazionale.

Le sfide future per la competitività delle fonderie

Le analisi condotte confermano che il settore delle fonderie in Italia si trova in una fase di profonda trasformazione strutturale. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione del numero di imprese. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa diminuzione non ha comportato un aumento significativo della dimensione media delle aziende rimaste attive.

Il settore mantiene una struttura prevalentemente composta da imprese di piccole e medie dimensioni, caratterizzate da:

  • Forte specializzazione;
  • Produzione mirata a nicchie di mercato;
  • Esposizione a forte concorrenza internazionale da realtà produttive dimensionalmente più grosse e strutturate.

Il tessuto industriale rimane fortemente frammentato, pur affrontando un contesto competitivo sempre più complesso. Il dato relativo al calo degli investimenti riflette questa complessità: le pressioni legate al costo crescente dei fattori produttivi, la necessità di competere ad alto livello con concorrenti che operano in contesti molto diversi da quelli europei, e un mercato sempre più esigente e concentrato potrebbero mettere a rischio un modello produttivo che, fino a questo momento, ha dimostrato una buona capacità di resilienza ai tanti shock degli ultimi anni.

 

Fonte: In Fonderia – Il magazine dell'industria fusoria italiana